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Belluno
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mwiqBelluno (, mwiwIPA: /belˈluːno/cite-ref-5[5], mwkqBelùn in mwkgdialetto bellunesecite-ref-6[6]cite-ref-7[7]) è un mwmwcomune italiano di mwna35 524 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-2-1[2], capoluogo dell'mwoqomonima provincia in mwogVeneto.

La città fu fondata come mwpamwpqmunicipium mwpgromano nel I secolo a.C.cite-ref-8[8] Oggi è il comune più abitato della sua provincia, e il settimo e più settentrionale tra i mwqwcapoluoghi di provincia del mwraVeneto. La città è situata alla confluenza del torrente mwrqArdo e del fiume mwrgPiave, posizione difensiva strategica per la quale è stata protagonista nelle due mwrwguerre mondiali.

L'area più settentrionale del territorio comunale fa parte sia del mwsqParco nazionale delle Dolomiti Bellunesi dal 1988 (si tratta, tra l'altro, di uno dei due capoluoghi di provincia in mwsgItalia, insieme a mwswLatina, il cui territorio comunale sia in un parco nazionale) sia del mwtapatrimonio dell'umanità delle mwtqDolomiti dichiarato dall'mwtgUNESCO nel 2009. Belluno, inoltre, è stata insignita del titolo di mwtwcittà alpina dell'anno nel 1999.

Contents

Clima
Storia
Simboli
Altro
Media
Teatro
Musica
Cucina
Eventi
Strade
Sport
Note

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Geografia fisica

Territorio

La parte antica della città di Belluno sorge su uno sperone di roccia in prossimità della confluenza del mwwatorrente Ardo con il fiume mwwqPiave. A nord si trova il gruppo mwwgdolomitico della mwwwSchiara (2565 s.l.m.) con la Gusela del Vescovà, il mwxamonte Serva (2133 s.l.m.) e il mwxqmonte Talvena, mentre a sud le Prealpi separano il Bellunese dalla Val Lapisina. Sempre a sud, nella zona del Castionese, si alza il colle del mwxgNevegal sul quale sono situati mwxwimpianti di risalita e mwyapiste da sci.

Il territorio comunale è occupato nella zona settentrionale dal mwygParco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, di cui la città funge da "porta del parco". Gran parte degli abitati si sviluppano nella zona di fondovalle.

Il territorio è attraversato da diversi corsi d'acqua; i principali sono il fiume Piave e il torrente Ardo, seguiti dal torrente Turriga nel Castionese. Lungo i suoi confini comunali scorrono a ovest il mwzaGresàl e il mwzqCicogna, mentre a est il rio Secco.

Clima

Belluno è indicata come la città capoluogo di provincia più fredda d'mwaqItalia nelle temperature medie invernali. Anche la temperatura media annua è spesso la più bassa fra quelle dei capoluoghi di mwagprovincia italiani con punte massime che posso essere anche inferiori ai -15°. Nel 1998, ad esempio, essa fu di 9,8mwaw °C, mentre la media mensile di gennaio fu di circa -1mwba °C. Nel torrido 2003 la temperatura media annua non raggiunse i 10,0ºcite-ref-9[9]. Assai consistente è la piovosità: su Belluno cadono annualmente circa 1400–1500mwcq mm di precipitazioni (1355mwcg mm nel 2005), concentrate nei mesi da aprile a novembre, che possono anche raggiungere i 2000mwcw mm, mentre l'inverno è siccitoso con cielo sereno. Il clima della città complessivamente è perciò piuttosto freddo e caratterizzato da precipitazioni piovose e nevose.

| Belluno | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Anno |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Belluno | Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | Anno |
| T. max. media ( °C ) | 3,3 | 6,2 | 11,1 | 15,5 | 19,9 | 24,0 | 26,5 | 26,0 | 22,4 | 16,3 | 9,6 | 4,5 | 4,7 | 15,5 | 25,5 | 16,1 | 15,4 |
| T. min. media ( °C ) | −4,1 | −2,4 | 1,8 | 5,9 | 9,9 | 13,4 | 15,3 | 14,9 | 12,2 | 7,3 | 2,1 | −2,2 | −2,9 | 5,9 | 14,5 | 7,2 | 6,2 |
| Precipitazioni ( mm ) | 45 | 52 | 77 | 97 | 130 | 120 | 115 | 102 | 98 | 116 | 105 | 71 | 168 | 304 | 337 | 319 | 1 128 |
| Giorni di pioggia | 5 | 5 | 7 | 11 | 13 | 13 | 11 | 10 | 8 | 9 | 8 | 6 | 16 | 31 | 34 | 25 | 106 |

Preservazione dell'ambiente

Secondo le classifiche stilate da mwdwLegambiente la città, nel 2007, 2008, 2010, 2011 e 2013, si è classificata al primo posto per sostenibilità dell'ecosistema urbano fra tutti i capoluoghi di provincia italianicite-ref-10[10]. Belluno ha poi ottenuto un secondo posto nel 2012 e nel 2014 ed un terzo posto nel 2009 e nel 2015.

Inoltre, il comune ha ricevuto già nel 2007 la certificazione mwfqEMAS, confermata dopo controllo ispettivo anche per il 2008. La certificazione mwfgEMAScite-ref-11[11] si riferisce al rispetto del Regolamento CE n. 761/2001 (EMAS) e viene attribuita a quelle amministrazioni che si impegnano a migliorare le proprie prestazioni ambientali (gestione dei rifiuti, qualità dell'aria e delle acque etc.). Belluno è il primo comune capoluogo d'Italia a essere stato inserito nel registro europeo delle organizzazioni registrate EMAS.

Origini del nome

Non si è del tutto certi sull'origine del nome della città. L'ipotesi più accreditata è che il toponimo abbia origini mwhqceltiche: si riconoscono infatti una radice *mwhgbel- con il significato di "luminoso", collegata anche al dio mwhwBeleno, e mwiadunum "centro fortificato"; Belluno dovrebbe dunque significare la "città splendente"cite-ref-dizionario-12-0[12]. Un'ipotesi più recente suggerisce che l'origine sia di matrice etruscoide, più propriamente retica piuttosto che etrusca, come già aveva adombrato Carlo Battisti, e ciò sulla base della probabile presenza di un suffisso tipico di quella lingua. Alla base ci sarebbe l'antroponimo Velu, pur non escludendo del tutto la possibilità che si tratti del teonimo Belenucite-ref-13[13].

Storia

Il periodo pre-romano

Le primissime popolazioni passate per i luoghi bellunesi furono quelle pre-mwlaindoeuropee prima del 3000 a.C., e lasciarono la loro firma su molte località e nomi comuni del mwlqBellunese. Nel territorio bellunese i mwlgPaleoveneti giunsero dalla mwlwpianura padana risalendo la mwmavalle del Piave. I primi insediamenti umani individuati nel territorio di Belluno risalgono alla prima metà del I millennio a.C.: presso gli attuali quartieri di Fisterre e mwmgCavarzano sono stati rinvenuti dei reperti che dimostrano la presenza paleoveneta sulla superficie comunale.

La cultura paleoveneta della Valbelluna, fiorente nel V secolo a.C., si caratterizzava per delle peculiarità linguistiche rispetto a quella della mwnapianura veneto-friulana, e i reperti ritrovati attestano un'area culturale collegabile con un influsso mwnqceltico e aperta verso la valle dell'mwngIsonzo. Un esempio dell'influenza celtica è il ritrovamento, sempre a mwnwCavarzano, di una fibula con sfinge, che non è riscontrabile con la cultura paleoveneta della pianura. Molti dei reperti paleoveneti di Belluno sono conservati nel mwoaMuseo civico di Belluno.

Epoca romana

Durante i successivi secoli, la presenza mwowceltica si rafforzò nel territorio, fino a quando i mwpaRomani non ricacciarono a mwpqNord queste popolazioni, iniziando la loro penetrazione nel mondo mwpgalpino. Non ci sono dati precisi sulla fondazione della città, ma pare che essa sia stata fondata tra il 220 e il 200 a.C., quindi precedentemente alla conquista romana, la quale iniziò nel mwpwTriveneto nel 181 a.C. con la fondazione di mwqaAquileia. La conquista fu graduale e pacifica: ciò si spiega con la natura anti-celtica dell'avanzata romana e con il fatto che la popolazione di Belluno era quasi prevalentemente mwqqvenetica. Altri elementi che indicano l'amicizia delle popolazioni bellunesi con i Romani sono gli schieramenti a favore della mwqgcittà eterna nel 225 a.C. nella lotta contro i mwqwGalli e successivamente durante la mwraseconda guerra punica contro mwrqAnnibale.

Gli iniziali contatti con il mondo Romano furono però quasi sempre commerciali, infatti a Belluno si potevano trovare parecchio mwrwferro e mwsarame, e solo durante il I secolo a.C. Belluno entrò a far parte stabilmente della mwsqmwsgRepubblica romana dal punto di vista giuridico e politico. In un periodo non ben definito compreso tra la morte di mwswCesare e l'mwtaimpero nel periodo di mwtqAugusto, circa tra il 40 a.C. e il 10 d.C., mwtgBellunum (nome romano della città) divenne mwtwmwuamunicipium romano della mwuqmwugRegio X Venetia et Histria. Il mwuwmunicipium di Belluno venne assegnato alla mwvatribù Papiria, una delle 35 tribù nelle quali, nei mwvqcomizi tributi, veniva suddiviso il popolo che poteva fregiarsi della mwvgcittadinanza romana.

La città era retta dai mwwaquattorviri juri dicendo (supremi magistrati), dai mwwqquattorviri aedilicia potestate e dal Consiglio degli Anziani. Esisteva anche un mwwgsindacato dei dendrofori, cioè degli mwwwzattieri: già al tempo dei Romani le zattere in abete scendevano lungo il mwxaPiave fino al mwxqPo e al mwxgporto di Ravenna trasportando il mwxwlarice o alcuni mwyaminerali o pietre da costruzione. Questa attività si sviluppò già nella mwyqprima età imperiale, come testimoniano alcune iscrizioni rinvenute a Belluno.

Riguardo all'urbanistica romana, il mwywmwzaCastrum romano corrisponde alla parte più antica della città, situata su un terrazzo fluviale digradante verso mwzqsud, tra l'alveo dell'mwzgArdo e quello del mwzwPiave. In seguito agli scavi archeologici degli anni '80 e primi anni '90, è da ritenere infondata la tesi che vedeva Piazza delle Erbe come il luogo del Foro romano, mentre è da ritenere più veritiera una sua collocazione verso Piazza Duomo. La coincidenza dell'attuale centro storico con il mw0aCastrum romano non permette la conoscenza della primitiva struttura urbana, che tuttavia rimase invariata fino al X secolo. La città era circondata dalle mura, ma di queste ci rimangono poche testimonianze: si sono conservati solo alcuni tratti lungo la via mw0qDino Buzzati sul lato mw0govest, mentre sorte migliore è toccata alle porte di ingresso al centro abitato. A mw0wsud si può trovare porta Rugo, da dove passava la via che portava al mw1qporto fluviale di mw1gBorgo Piave, mentre a mw1wnord si è conservata mw2aporta Dojona, che prende il nome dal torrione che si trova lì vicino, chiamato Dojon. Inoltre l'attuale porta Dante era, al tempo dei Romani, un piccolo uscio di servizio chiamato Ussolo.

All'esterno delle mura si trovavano gli insediamenti di Fisterre e mw3aCavarzano: il nome di quest'ultimo deriva dal fondo mw3qCapertianum, di proprietà della gens Capertia, sul quale si trovava l'insediamento cavarzanese. Con la creazione dei fondi da parte dei Romani, operazione chiamata mw3wcenturiazione (cioè la suddivisione agraria del territorio in parcelle quadrangolari), l'aspetto del paesaggio mw4abellunese si trasformò radicalmente: vennero create nuove colture, realizzate bonifiche, canalizzazioni, disboscamenti e create nuove strade di accesso ai fondi.

Alcune iscrizioni indicano che mw4gBellunum ebbe sempre una certa autonomia dall'autorità romana, fin quando il mw4wmunicipium non decadde come importanza, venendo assoggettato alla centralizzata autorità imperiale; la città seguì le sorti dell'mw5aImpero fino al crollo di quest'ultimo e alle mw5qinvasioni barbariche. Restano comunque alcuni importanti reperti storici del periodo romano: cippi funerari, il più famoso dei quali è quello di Flavio Ostilio (conservato nel palazzo Crepadona), alcuni tratti di mw6aacquedotti (ad esempio a Fisterre) ed alcune monete ed iscrizioni monumentali di un periodo per lo più ascrivibile ai secoli mw6gsecondo e mw6wterzo.

Il Medioevo

Dopo la decadenza di mw7gRoma, anche Belluno visse le vicende delle mw7winvasioni barbariche, che cambiarono il volto della città. Essa subì molte invasioni, in ordine dai mw8aVisigoti, dai mw8qVandali, dagli mw8gEruli, dagli mw8wUnni e dagli mw9aOstrogoti di mw9qTeodorico. Successivamente Belluno passò sotto il dominio mw9gbizantino: durante il loro governo venne continuato il progetto iniziato da Teodorico, infatti le costruzioni di nuove difese fortificate non si arrestò. Queste servivano principalmente per la difesa contro i mw9wLongobardi, ma questi ultimi riuscirono lo stesso a prendere la città nel 568, giungendo dal mw-aFriuli. I Longobardi fortificarono ulteriormente la città di Belluno, consapevoli che la sua posizione poteva essere strategica sia contro gli attacchi bizantini dal mare che contro quelli dei mw-qFranchi da mw-gnord-mw-wovest.

Nel frattempo, nel 548, durante le mw-qguerre gotiche, era stato eretto un primo edificio sacro, probabilmente mw-gpaleocristiano, dall'allora vescovo di Belluno mw-wFelice, e questo venne intitolato a san mwaqaMartino di Tours.
Sempre durante la dominazione longobarda, Belluno divenne una sede di mwaqiSculdascio (circoscrizione amministrativa longobarda): per questo venne edificato sul lato mwaqmnord, in una posizione avanzata rispetto alle mura Romane, un primo rudimentale castello, il mwaqqcastello della Motta. Questo ero uno dei nomi che i longobardi davano ai loro castelli, mentre un altro era mwaqudongione. Da questo secondo nome deriva il termine che indicava i tenutari della antistante mwaqyporta Dojona e del castello, i Doglioni, mentre dal nome del castello Motta derivava l'antica denominazione della piazzetta dove si trovava l'ingresso del castello, piazza della Motta, l'attuale piazza Mazzini.

Secondo alcuni storici, durante questo periodo la città sembrò ritrovare un certo equilibrio: questa era stata romanizzata e convertita al mwaqgcattolicesimo, e questi due elementi favorirono tra gli altri una facile convivenza e compenetrazione tra i bellunesi e i longobardi. La lunga permanenza longobarda è testimoniata negli elementi di mwaqktoponomastica, nella lingua e nei reperti archeologici.

«Sembra certo che Belluno, con le contermini città del Friuli, abbia a lungo resistito all'invasione dei Franchi, a fianco dei duchi Longobardi, prima di accettare la sovranità di Carlo Magno.»

(Bartolomeo Zanenga, La storia di Belluno.)

I mwaqwFranchi, per indebolire i mwaq0ducati troppo forti e troppo estesi, divisero il territorio in mwaq4contee e mwaq8marche e si appoggiarono ai mwaravescovi più che ai nobili troppo potenti. Così avvenne che il primo vescovo-conte investito di potere sui possedimenti bellunesi fu un certo Aimone nell'882. In questo periodo Belluno si fortificò ancora, e così si delineò la città medievale con il castello, la cinta muraria, le porte e i torrioni, tutto questo grazie all'affermarsi dei governi aristocratici dei vescovi-conti. Di questo periodo restano pochi reperti archeologici, che sono in gran parte rappresentati dal torrione Dojon e dalle rovine del castello Castiglione in piazza Castello, mentre si sono conservate parecchi scritti e stampe dell'epoca, che ci aiutano a ricostruire la storia della città.

Nel frattempo erano stati riorganizzati gli spazi interni della città: la piazza del Duomo ora aveva la mwaricattedrale e il palazzo dei Vescovi; la piazza del Mercato divenne il centro medievale degli affari; si stabilirono i quartieri attorno alle case dei nobili e il sistema viario che si reggeva sull'asse di via Mezzaterra che percorreva (e percorre) tutta la città da mwarqnord a mwarusud.

All'incirca un secolo dopo con un vescovo bellicoso, Giovanni II, la città si fornì di una nuova cinta muraria e allargò i suoi domini anche su territori della mwarcpianura veneto-friulana. Con queste premesse, Belluno divenne realtà comunale agli inizi del XIII secolo con l'istituzione della figura del mwargPodestà. Sempre in questo periodo gli storici della letteratura fanno risalire il primo documento poetico del mwarkRitmo bellunese, un nuovo volgare. Si tratta di una canzone militare del 1196, creata per una delle ricorrenti guerre contro mwaroTreviso, di cui si ha una recente trascrizione di Gianbattista Pellegrini:

«De Castel d'Ard avì li nostri bona part.

I lo getà tutto intro lo flumo d'Ard. Sex cavaler de Tarvis li plui fer. Con se duse li nostre cavaler.»

(Gianbattista Pellegrini, La storia di Belluno.)

Nel periodo successivo Belluno subì continue invasioni da parte delle città contermini o da parte di potenze straniere, come mwar0Ezzelino III da Romano, i mwar4Caminesi, gli mwar8Scaligeri, i mwasaVisconti e i mwaseCarraresi, cosicché nella città si ebbe un periodo di forte instabilità politica, che finì quando Belluno non si concesse spontaneamente alla mwasiRepubblica di Venezia nel 1404.

Il dominio veneziano

Belluno si diede al dominio della mwas4Repubblica di Venezia in modo spontaneo nel 1404 a causa del vuoto politico venutosi a creare in tutta la mwas8provincia e l'impossibilità per le città bellunesi di creare un'autonomia politica che tenesse conto di tutte le esigenze interne e di politica estera. Iniziò così la pace più lunga e duratura di sempre, interrotta in sole due occasioni, tra il 1411 e il 1420, quando venne dominata dalle truppe di mwataSigismondo di Lussemburgo, venuto in mwateItalia per una campagna contro la mwatiRepubblica di Venezia, e tra il 1509 e il 1511, quando l'imperatore mwatmMassimiliano I d'Asburgo assediò la città durante la mwatqLega di Cambrai. Con la mwatuBattaglia di Cadore nel 1508 i veneziani vinsero clamorosamente la battaglia contro l'imperatore mwatyMassimiliano I d'Asburgo mentre tentava di invadere i territori della Serenissima

Il fatto che Belluno si fosse spontaneamente donata a Venezia comportò il mantenimento delle strutture politiche già esistenti, poiché la città della Serenissima non poteva arrogarsi dei diritti, come se avesse imposto con la forza la propria superiorità. La città mantenne così la sua amministrazione locale, che vedeva primeggiare il Consiglio dei nobili: Venezia allora seguì una politica pragmatica che vedeva l'appoggio appunto della nobiltà, così da garantirsi la fedeltà dei sudditi e del governo locale. I lagunari comunque non rinunciarono al controllo, svolto attraverso i funzionari presenti in città. Grazie ai mwatgrettori e ai mwatkvicari veneziani, che riuscivano ad infiltrarsi in ogni controversia, appoggiando di volta in volta la parte più opportuna, il contenuto politico locale venne gradualmente svuotato di significato e Venezia riuscì ad imporre il potere della Serenissima e del Consiglio dei nobili.

L'autonomia politica da Venezia ebbe però un doppio effetto. La capitale non attuò delle politiche di sviluppo a Belluno, ma vi prestò attenzioni solo per l'invidiabile posizione difensiva che aveva sul mwatsNord. Altra attenzione che Venezia pose su Belluno fu quella rivolta ai beni originari, ossia legnami e materiali che garantirono a Venezia l'attività navale con bassi costi e prodotti manifatturieri a basso prezzo. La città lagunare ottenne in cambio la fedeltà assoluta dei bellunesi, che guardavano a Venezia come intermediario capace di tutelarli e di guardare ai suoi diritti.

Il governo austriaco

Il dominio di Venezia terminò con la mwat4caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, quando con il mwat8Trattato di Campoformio mwauaNapoleone Bonaparte cedette il mwaueVeneto all'mwauiAustria, con un mercantaggio non gradito dalla popolazione. Successivamente la città venne ripresa dai mwaumfrancesi, poi nuovamente ceduta all'Austria. Belluno infine tornò nel mwauqRegno d'Italia Napoleonico nel 1805, e vi rimase fino al 1815. I territori della Serenissima furono soggetti al mwauusaccheggio da parte dei Francesi. In questi pochi anni venne creato il mwauyDipartimento della Piave e venne introdotto l'ordinamento francese con una nuova suddivisione territoriale che disegnò i confini dell'attuale mwaucprovincia, esclusi i territori mwaugladini. Nel 1815 Belluno ritornò nell'mwaukImpero austriaco, quando venne eletto il mwauoPrimo Regio Consigliere in nome di mwausFrancesco I. L'amministrazione austriaca fu più attenta nei confronti della città di quella mwauwveneziana, infatti mantenne per quanto possibile il carattere socio-amministrativo di Belluno, favorendo il decentramento.

Vennero promossi i lavori pubblici, in special modo le grandi vie di comunicazione della mwau4provincia e con la mwau8Pianura veneto-friulana. Costruzioni degne di essere menzionate sono il mwavaPalazzo Cappellari e il mwavePalazzo Rosso (1836), attuale sede del municipio. Altri lavori realizzati furono la costruzione di una grande fontana nel Campitello, che venne elevato al livello di piazza, chiamandola mwaviPiazza del Papa. Inoltre la città ottenne nel 1816 il titolo di mwavmCittà regia.

Nel frattempo era incominciato un costante aumento demografico, tale da dare via al fenomeno dell'mwavuemigrazione, iniziato alla fine del XIX secolo e conclusosi solo con il mwavyboom economico mwavcitaliano degli anni 1950. La principale meta di emigrazione era l'mwavgAustria, dove era richiesta manodopera per la costruzione di nuove ferrovie.

Sempre a livello di opere pubbliche, si ebbero delle importanti trasformazioni urbanistiche: vennero abbattute le mura della città e interrato il fossato, così che divenne più semplice il collegamento della città con la zona mwavonord del mwavsCampitello. Quest'ultimo divenne il nuovo centro gravitazionale della città, anche se i servizi rimasero in piazza del Duomo. Inoltre vennero costruiti vari ponti sul mwavwPiave e sull'mwav0Ardo.

Il 18 marzo 1848 giunse a Belluno l'annuncio dei moti viennesi e veneziani, suscitando grande scalpore in municipiocite-ref-14[14]. Il dominio austriaco durò cinquant'anni, a parte, appunto, la breve parentesi della rivoluzione del 1848, quando Belluno si dichiarò mwawmLibero Municipio nella risorta Repubblica Veneta, momento insurrezionale chiusosi nel 1849 con la resa di mwawqVenezia.

Il 5 maggio 1849 Belluno ebbe il suo primo podestà non nobile: Antonio Maresio Bazolle, ricordato come importante memorialistacite-ref-15[15].

Nel 1866 Belluno, con tutto il mwawsRegno Lombardo-Veneto, entrò a far parte del mwawwRegno d'Italia unificato dal mwaw0Piemonte.

«Essi fecero la scelta italiana, perché sentivano di appartenere alla nazione italiana e perché compresero presto che la provincia bellunese, agli occhi dell'Impero, non aveva grande valore politico, economico e militare, quindi non era meritevole di piani di sviluppo. I Bellunesi si sentirono emarginati.»

(Gigetto De Bortoli, Belluno: storia, architettura, arte, p.22)

Il governo italiano

Con l'annessione al mwaxeRegno d'Italia, si diffuse il sistema amministrativo centralizzato. La borghesia cittadina, entusiasta per l'annessione ma politicamente sprovveduta dopo secoli di domini stranieri, non seppe portare avanti una chiara linea nella conduzione agraria. Non vi fu pertanto alcun aumento produttivo e le condizioni dei contadini rimasero miserevoli. L'intera mwaxiprovincia, compresa Belluno, iniziò a decadere dal lato economico-sociale, e restò sempre più isolata rispetto al resto della mwaxmregione, tanto che il fenomeno dell'emigrazione dalla città aumentò considerevolmente, non più verso l'mwaxqAustria ma verso i paesi mwaxueuropei più sviluppati e le mwaxyAmeriche, in special modo il mwaxcBrasile. L'emigrazione ebbe gravi effetti anche su Belluno: le risorse umane già istruite e preparate vennero meno e così fu difficile un avvio e un mantenimento di un certo grado di vita.

La città venne colpita anche da un mwaxkdisastroso terremoto il 29 giugno 1873 alle 4:29 del mattino. L'intensità era compresa tra il nono e il decimo grado della mwaxoscala Mercalli, e gli effetti del sisma furono pari a 6.3 gradi della mwaxsscala Richter. Dei 2010 edifici del comune, 23 crollarono (tra i quali 4 chiese) e 178 furono demoliti successivamente; inoltre ben 403 edifici furono ristrutturati e la restante totalità degli edifici fu riparata. Morirono 4 persone e i feriti furono 7, mentre 157 famiglie (per un totale di 771 persone) rimasero senzatetto.

Nel frattempo in città vennero costruiti alcuni edifici pubblici, come le scuole elementari e la mwax0stazione di Belluno (1886), oltre ad alcune strade e ponti (un ulteriore ponte sul mwax4Piave è del 1884) e un distretto militare (1909). Tuttavia la popolazione fu costretta a continuare ad arrangiarsi, cercando di valorizzare l'agricoltura, sperimentando il cooperativismo, fondando società operaie ed assicurative e trovando qualche suo rappresentante in mwax8Parlamento. Alcuni esempi furono lmwaya'mwayeAsilo Cairoli, che accoglieva figli di operai, o l'attività di don Antonio Sperti, che raccoglieva orfani dalle strade avviandoli allo studio e al lavoro nella sua officina.

Prima guerra mondiale

A causa del rientro a Belluno di circa seimila emigranti espulsi dai paesi che erano già in guerra, la situazione sociale della città divenne critica. Il forte rincaro degli alimentari aggravò il malcontento popolare e i mancati finanziamenti da parte del governo di mwaygRoma per delle opere pubbliche che avrebbero impiegato parte della popolazione provocarono uno sciopero generale contro la fame e la disoccupazione indetto il 5 marzo 1915. Durante lo sciopero vi furono dei tafferugli, repressi da oltre 4000 uomini in armi.

Il 24 maggio 1915 iniziò anche per l'mway4Italia la mway8prima guerra mondiale, che fu lo sfondo della città di Belluno per tre anni e mezzo. Inizialmente la città funse da centro della retrovia sul mwazafronte italiano, e il Comitato di assistenza civile si impegnò nei sussidi a famiglie bisognose e soldati e curò il ricovero ed il mantenimento di minori, vedove, povere o ammalati. Ogni aiuto venne però incentrato sulla sola città, mentre le campagne vennero abbandonate a se stesse. La carità cittadina procurò scarpe e indumenti invernali per i soldati, mentre la mwazeraccolta popolare del soldino si premurava di raccogliere soldi per le truppe, a fianco alle sottoscrizioni mensili. La sfortuna colpì poi il territorio comunale: nell'agosto del 1917 un uragano si abbatté sulle campagne, distruggendo le colture e provocando come diretta conseguenza la carestia nel successivo inverno.

Il 1º settembre 1917 si svolse un duello aereo nel cielo di Belluno, dove morì, sotto gli occhi dell'atterrita e commossa popolazione, mwazmArturo Dell'Oro, al quale venne successivamente dedicato l'mwazqaeroporto di Belluno. Pur di abbattere l'aereo nemico, Arturo si lanciò con il suo velivolo contro quello avversario, precipitando poi sulle mwazurocce della Palazza, dove venne recuperato i giorni successivi e poi seppellito nel cimitero di Prade.

Il 24 ottobre 1917, giorno della mwazcdisfatta di Caporetto, aprì il cosiddetto mwazgan de la fan (anno della fame) a Belluno. Più di 5000 cittadini e parte della giunta fuggirono dalla città, che fu interessata nei giorni successivi dal passaggio delle truppe italiane in rotta, che fecero saltare il viadotto ferroviario sull'mwazkArdo e il ponte sul mwazoPiave. Il 10 novembre entrarono in città le truppe austriache che, lacere e affamate, saccheggiarono la città. Perfino la copertura di rame dell'angelo sul campanile del Duomo venne asportata, creando un danno ancora attuale alla statua, cioè delle infiltrazioni di acqua.

Il nuovo governo cittadino mwazwaustriaco assegnò ad ogni cittadino una carta di legittimazione per il riconoscimento personale. La chiusura di scuole e società culturali, oltre che l'accanimento dei soldati contro biblioteche e quadri, cercava di nascondere il passato per combattere l'idea di nazione italiana. Migliaia di contadini dovettero lavorare per gli invasori nei campi, ma a questa imposizione il popolo rispose mangiando di notte le patate coltivate. I comitati cittadini, i parroci, i maestri si adoperarono per la comunità, anche se al nuovo vescovo mwaz0Giosuè Cattarossi venne impedita la visita pastorale. All'inizio di dicembre si insediò in città il comandante di distretto Karl von Kantz: egli si comportò in modo equilibrato, senza infierire sulla popolazione, che apprezzò il suo comando. In città vennero collocati dei servizi logistici degli invasori, come l'mwaz8armeria o gli edifici per ospitare le truppe della retroguardia.

Il 1º febbraio 1918 l'mwaaeimperatore d'Austria mwaaiCarlo I si recò a Belluno per galvanizzare le truppe, ma trovo la città semideserta e sotto coprifuoco. Dopo la vittoria mwaamitaliana nella mwaaqBattaglia del solstizio del giugno 1918, gli invasori fuggirono dalla città la notte del 30 ottobre, a circa un anno di distanza dal loro insediamento. Il giorno successivo il generale mwaauGiuseppe Vaccari liberò la città.

Il bilancio per Belluno fu pesante: nell'intero arco della guerra 3228 persone morirono di fame e 1574 morirono di malattie, in particolare l'mwaacinfluenza spagnola. Enorme fu infine la ricchezza pubblica e privata che andò distrutta o perduta.

Tra le due guerre

Con la fine della mwaaoprima guerra mondiale la mwaasprovincia di Belluno guadagnò alcuni comuni mwaawladini, ma perse la sua importanza strategica che veniva ricoperta dal mwaa0Trentino. A Belluno si evidenziava un clima di forti tensioni sociali dovute al crollo del commercio successivo alla guerra, a una forte mwaa4inflazione e ai lentissimi risarcimenti dei danni di guerra. Nacquero così due nuovi partiti politici a Belluno, quello mwaa8socialista, vicino agli operai, e quello mwabapopolare più sensibile alle masse contadine. Nelle elezioni del 1919 il PSI portò a mwabeRoma tutti e tre i suoi candidati bellunesi: gli avvocati mwabiLuigi Basso e Oberdan Vigna e l'operaio Giusto Santin. Nel marzo 1920 nacque a Belluno la mwabmCamera del Lavoro, il cui segretario fu l'emigrante Fortunato Viel. Tra il 23 e il 26 giugno dello stesso anno uno sciopero al grido di "casa, lavoro e pane" paralizzò l'intera mwabqprovincia, aumentando il consenso al partito socialista e causando quattro morti a mwabuSanta Giustina. Il cambiamento definitivo avvenne quando nell'ottobre del 1920 i mwabysocialisti vinsero in ben 24 comuni della mwabcprovincia.

Anche nelle politiche del 1921 fu confermata la superiorità socialista (15.045 voti) davanti ai popolari (13.890 voti), ma fu evidenziata con quasi 10.000 preferenze la forza del blocco mwabkfascista, abile a sfruttare il malcontento per la situazione economica. Il 14 gennaio 1922 i mwabofascisti tennero a Belluno il primo comizio provinciale, fronteggiarono lo sciopero del 1º maggio e costrinsero i ferrovieri a riprendere il loro lavoro a luglio. Comunque non mancarono episodi contro di loro: il 23 aprile 1923 5 fascisti furono aggrediti a mwabsCavarzano.
Nel frattempo il partito socialista si indebolì per le conseguenze del mwab0congresso di Livorno, e fu costretto nel 1922 ad introdurre una tassa-famiglia antidisoccupazione. Il 24 settembre 1922 si tenne l'ultimo consiglio comunale democratico, dopo di che i fascisti si impadronirono di Palazzo Rosso. Dopo la mwab8marcia su Roma la situazione precipitò: il 29 ottobre dello stesso anno i fascisti armati presidiavano Belluno, e il 30 il sindaco mwacaVincenzo Lante si dimise. La città fu guidata da mwacecommissari prefettizi fino al 1927.

Alla fine del 1923 non esistevano ormai più il Psi, mwacqsindacati e i mwacuradicaldemocratici, e gli ultimi sussulti di questi partiti avvennero con l'assassinio di mwacyGiacomo Matteotti, ma furono repressi con la forza. Dopo una fugace apparizione a Belluno nel giugno 1923, fu assegnata la mwacccittadinanza onoraria di Belluno a mwacgBenito Mussolini il 24 maggio 1924. Tra il 1921 e il 1936 l'emigrazione ridusse i bellunesi di oltre 1500 unità. Il regime considerò la mwackprovincia zona difensiva, quindi non la dotò di infrastrutture ma si limitò a favorire la pianificazione integrata tra montagna e pianura. Il fabbisogno di abitazioni costrinse il governo della città a far costruire il nuovo Quartier Cadore con 200 alloggi e 600 locali, mentre furono costruiti o completati alcuni edifici pubblici, tra i quali l'edificio delle mwacoPoste, una delle opere più significative del Novecento in città.
Il 24 settembre 1938 mwacwMussolini giunse a Belluno in treno, inaugurando la tratta mwac0Venezia-Belluno via mwac4Vittorio Veneto. In questa occasione, riferendosi alle mwac8sanzioni di Ginevra contro l'mwadaItalia, il Duce pronunciò la celebre frase:

«Circolavano allora delle alternative assolutamente ridicole: burro o cannoni? Noi abbiamo scelto che cosa?

(La folla)

Cannoni!»

(Benito Mussolini, 24 settembre 1938)

Solo nell'ottobre 1942 nacque a Belluno un comitato antifascista, che trovò terreno fertile tra gli oppositori del mwadmventennio dopo l'mwadqarmistizio dell'8 settembre 1943.

Seconda guerra mondiale

L'8 giugno 1940 fu riaperta al culto la mwadccattedrale. Il 10 giugno l'mwadgItalia entrò nella mwadkseconda guerra mondiale, ma questo evento era ormai largamente annunciato e il popolo era stato illuso che si sarebbe concluso in breve tempo. Nel marzo 1942 vi fu la mwadoprecettazione civile di tutti i cittadini tra i 18 e i 55 anni; sempre nel 1942, verso la fine dell'annata, avvenne la ritirata dall'mwadsUnione Sovietica.

Il 19 luglio 1943 si tenne nella località di San Fermo a Belluno il tredicesimo incontro tra mwad0Benito Mussolini e mwad4Adolf Hitler, nella villa mwad8Gaggia. Nell'incontro, definito controverso, il mwaeaduce non osò interrompere l'alleanza con la mwaeeGermania e, visti gli insuccessi in mwaeiAfrica e in mwaemSicilia, invocò l'aiuto militare da un alleato furioso per le disfatte italiane. Il 25 luglio 1943 la caduta del mwaeqfascismo fu accolta -come scrisse il questore cittadino- mwaeucon indubbi segni di giubilo come una liberazione.

Dall'8 settembre (data dell'mwaecarmistizio) al 13 settembre 1943 Belluno fu occupata da 80 Alpenjäger, che non incontrarono alcun ostacolo. In seguito la città fu annessa al mwaegTerzo Reich, nellmwaek'mwaeomwaesAlpenvorland, ritrovandosi sotto la diretta giurisdizione tedesca con a capo il mwaewtirolese mwae0Franz Hofer. Alla fine del 1944 la città subì diversi bombardamenti, che interessarono soprattutto la mwae4stazione ferroviaria. Nel frattempo sulle montagne attorno al capoluogo si organizzava la mwae8resistenza partigiana, sostenuta sia dal mwafaclero che dalla popolazione che offrì viveri, ospitalità ed informazioni ai partigiani. Nell'mwafeinverno 1943-1944 i partigiani si prepararono all'azione, sperando nell'arrivo degli mwafiAlleati. Alcuni di questi si paracadutarono nel settembre del 1944: tra di loro fu molto caro ai bellunesi il mwafmmaggiore mwafqHarold William Tilman, che conquistò anche delle cime mwafuhimalayane nella sua vita. Il 15 giugno 1944 ben 73 partigiani furono liberati dal carcere di mwafyBaldenich in un'operazione condotta da Mariano Mandolesi. Si ebbero episodi altamente dolorosi per la Resistenza, come quello del 14 settembre 1944, del 1º maggio 1945, che costò la vita a 17 civili inermi a Fiammoi, quello del 10 marzo 1945, quando 10 partigiani furono impiccati agli alberi in località Bosco delle Castagne, e quello del 17 marzo 1945, quando 4 partigiani furono impiccati ad altrettanti lampioni di mwafcpiazza Campitello (poi ribattezzata, in ricordo di questo evento, piazza dei Martiri); la sera della stessa giornata il vescovo mwafgGirolamo Bartolomeo Bortignon, incurante dei pericoli, si recò in piazza per baciare e benedire le salme dei partigiani.

Il 26 aprile 1945 fu ordinata la mobilitazione generale partigiana, che portò all'aumentare della dotazione di armi e alla liberazione di vari detenuti politici. Il 2 maggio la città poté considerarsi sicura, con la consegna dei prigionieri mwafonazisti agli Alleati, avvenuta in piazza Duomo.

Dal dopoguerra al Duemila

Il 25 aprile 1947 fu assegnata a Belluno la mwaf0Medaglia d'oro al valor militare per l'eroica mwaf4resistenza partigiana che si sviluppò sulle montagne nei dintorni della città e portò alla liberazione di quest'ultima. Riguardo agli sport invernali, nel 1953, in località mwaf8Nevegal, si aprì un nuovo impianto sciistico, mentre nel 1956 mwagaCortina d'Ampezzo ospitò i mwageVII Giochi olimpici invernali: fu proprio il 27 gennaio di quell'anno che il mwagipresidente della repubblica mwagmGiovanni Gronchi visitò Belluno.

Nel 1960 si iniziò la costruzione del nuovo Ospedale San Martino, il quale fu concluso a fasi alterne tra il 1967 e il 1988. Il 9 ottobre 1963 il mwagydisastro del Vajont distrusse mwagcLongarone e alcuni paesi limitrofi uccidendo quasi 2000 persone; l'ondata d'acqua riversatasi nel mwaggPiave causò gravi danni anche a Belluno, dove fu necessario un piano di ricostruzione del quartiere di mwagkBorgo Piave. Il 4 novembre 1966 un'alluvione colpì la città di Belluno e tutta la sua mwagoprovincia, causando 24 morti, oltre a 15mwags 000 alluvionati, 150 case e 17 ponti distrutti. La città si ritrovò con Borgo Piave allagata, gli acquedotti fuori uso così come i collegamenti ferroviari e telefonici.

Il 26 agosto 1978 Albino Luciani, originario di mwag0Canale d'Agordo, mwag4patriarca di Venezia e già sacerdote a Belluno, fu eletto papa con il nome di mwag8Giovanni Paolo I: il suo fu un pontificato brevissimo, poiché morì appena 33 giorni dopo la sua elezione. Nel 1979 l'onorevole mwahaGianfranco Orsini presentò una proposta di legge per attribuire competenze autonome alla mwaheprovincia di Belluno nell'ambito della Regione mwahiVeneto; la proposta fu rifiutata più volte. Nello stesso anno la mwahmPallavolo Belluno raggiunse la mwahqSerie A. Nel 1985 il mwahuNevegal e Belluno ospitarono le mwahyUniversiadi della neve, per i quali la città si dotò di alcune infrastrutture come la piscina comunale e il palaghiaccio (ora mwahcSpes Arena) in località Lambioi.

Il 12 luglio 1993 fu istituito il mwahkParco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che comprende i monti che si trovano sul confine settentrionale del comune. Nel 1998 fu inaugurato il parcheggio di Lambioi, il quale si dotò di scale mobili che arrivano direttamente in piazza Duomo. Nel 1999 Belluno venne scelta, da una giuria internazionale, come mwahoCittà alpina dell'anno per il suo impegno nel mettere in atto la mwahsConvenzione delle Alpi.

Tra il 15 settembre 2007 e il 6 gennaio 2008 palazzo Crepadona ospitò la mostra mwah4Tiziano: l'ultimo atto, nella quale furono esposte numerose opere dell'artista mwah8cadorino mwaiaTiziano Vecellio. La mostra ebbe una risonanza internazionale, come dimostrano le 124.333 presenze registratecite-ref-16[16].

Nel 2009 le mwaiyDolomiti, compreso il mwaicmonte Schiara che chiude a mwaignord il territorio comunale, sono state inserite nel mwaikpatrimonio dell'umanità da parte dell'mwaioUNESCO. Sempre nello stesso anno, tra il 28 marzo e il 12 luglio, si è tenuta una mostra in onore di mwaisAndrea Brustolon, mwaiwscultore e intagliatore bellunese, definito nel 1847 da mwai0Honoré de Balzac il mwai4Michelangelo del legnocite-ref-17[17]: le presenze totali furono di 26.461 visitatoricite-ref-18[18].

Simboli

Stemma

Lo stemma è stato riconosciuto con DCG del 25 aprile 1929.cite-ref-19[19]

«D'azzurro, alla croce d'oro, accantonata nei primi due quartieri da due

draghi

alati, affrontati, di rosso, sormontato dalla corona di Città.»

Gonfalone

«Drappo di rosso caricato dello stemma del Comune sormontato dalla iscrizione centrata Città di Belluno, sotto lo stemma sono riportate le parole

Furor (namque) eius serpentini furoris instar


Il Gonfalone è decorato con la Croce di Guerra e con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Onorificenze

La città di Belluno è tra le istituzioni decorate al valor militare per la guerra di Liberazione, insignita il 16 marzo 1947 della medaglia d'oro al valor militare per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.cite-ref-quirinale-20-0[20]

Medaglia d'oro al valor militare

«Due volte invasa nel corso di venticinque anni, due volte la sua nobile ed intrepida gente si ergeva, decisa, le armi in pugno, a combattere l'odiato tedesco. Subito dopo l'armistizio del settembre 1943, i suoi figli si organizzavano in formazioni partigiane e gli 86 impiccati, i 277 fucilati, i 7 arsi vivi, gli 11 morti per sevizie, i 564 caduti in combattimento, assieme ai 301 feriti, ai 1667 deportati e ai 7000 internati, costituiscono il tributo di sangue e di eroismo dato alla lotta di liberazione. Nei giorni dell'insurrezione i suoi volontari della libertà si opponevano arditamente al X Corpo d'armata corazzato tedesco, forte di tre Divisioni, attestato al Ponte delle Alpi, gli precludevano ogni via di scampo e lo attaccavano di concerto con le sopraggiunte forze alleate, ottenendone la resa a discrezione. Dalle rive sacre del Piave, arrossato ancora una volta dall'italo sangue, i suoi partigiani, che per primi ebbero il privilegio d'imbracciare le armi contro l'invasore, marciano oggi alla testa delle formazioni dei Martiri e degli Eroi di tutte le lotte per l'Italia una e libera e ci additano la via del dovere e del sacrificio. Settembre 1943 - aprile 1945»


16 marzo 1947

.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

• mwam0Basilica cattedrale di San Martino: edificata sul luogo ove sorgeva un'antichissima chiesa mwam4paleocristiana, si hanno successive testimonianze di un edificio religioso costruito nell'850 ed intitolato a mwam8San Martino. L'attuale costruzione è la realizzazione di un progetto del 1517 di mwanaTullio Lombardo, mentre il vicino campanile è di un periodo successivo: infatti il suo progetto, di mwaneFilippo Juvarra, venne realizzato tra il 1732 e il 1743, mentre la cupola si completò solo nel 1756.
• Chiesa di Santa Maria delle Grazie: più comunemente nota con il nome di mwanmBattistero, questa chiesa si trova a pochi passi dalla mwanqCattedrale. La funzione di Battistero venne assunta nel 1555 prima svolte nella chiesa di San Giovanni Battista, ed inoltre ereditò le funzioni e gli arredi della mwanytrecentesca chiesa di Sant'Andrea, dove era venerata l'immagine della Madonna. L'attuale riedificazione è del 1896, mentre la chiesa ha subito un restauro nel 1970. L'edificio inoltre presenta due campanili laterali che sostituirono nel 1896 quello centrale, abbattuto perché molto danneggiato dopo il mwangterremoto del 1873.
• Chiesa di San Pietro: la data di inizio dei lavori risale al 1282, e questi durarono per più di quaranta anni, terminando solo nel 1326. Una prima ristrutturazione avvenne nel 1465, quando il Consiglio cittadino stanziò 500 lire per questo lavoro, mentre subì una totale demolizione negli anni trenta del XVIII secolo. Solo un ventennio più tardi venne ricostruita su un progetto del 1709 di Ludovico Pagani. L'attuale configurazione invece risale al 1882, in seguito ai danni provocati dal mwansterremoto del 1873. Della costruzione originale conserva la sola mwanwcappella mwan0gotica ora inglobata nel Seminario Gregoriano attiguo. All'interno ospita opere di mwan8Sebastiano Ricci, dello mwaoaSchiavone e di mwaoeAndrea Brustolon.
• Seminario Gregoriano: convento francescano dal XIII secolo al 1806, dal 1834 è sede del seminario vescovile.
• Ex Chiesa di Santa Maria dei Battuti: d'impostazione mwaoqgotica, fu edificata intorno al 1330, e nel corso del secolo fu abbellita con vari dipinti ed affreschi. Nel 1415 venne completata la torre campanaria, mentre il presbiterio fu finito solo nel 1429. Durante il XIX secolo la chiesa fu ceduta al demanio e il portale gotico venne tolto dalla chiesa e collocato altrove. Attualmente della facciata resta solo il rosone centrale in pietra.
• mwaoyChiesa di San Rocco: di aspetto mwaocrinascimentale in pietra bianca di mwaogCastellavazzo, fu costruita nel 1530 in onore del Santo patrono e guaritore degli appestati. Aperta al pubblico nel 1561, subì un restauro nella seconda metà dell'mwaokottocento. All'esterno si notano due affreschi datati 1564, mentre all'interno sono da segnalare il tabernacolo dell'altare maggiore e il dipinto mwaooAssunzione di mwaosCesare Vecellio.
• mwao0Chiesa di Santo Stefano: dopo la delibera concessa nel 1463 per la sua costruzione, i suoi lavori partirono dal 1468, sull'antica chiesa di mwao4Santa Maria delle Grazie. I suoi lavori terminarono nel 1485, mentre nel 1480 era stato rinvenuto il sarcofago di Flavio Ostilio. La facciata principale, semplice e grezza, è fatta con pietra in vista, mentre il portone in bronzo è opera dello scultore mwapaDante Moro. L'interno della chiesa, a tre navate, è suddiviso da alte arcate ogivali che sostengono volte a crociera. All'interno si possono trovare opere, tra gli altri, di mwapeAndrea Brustolon e della scuola di mwapiTiziano Vecellio.
• mwapqEx Convento dei Serviti: adiacente alla chiesa di Santo Stefano, il convento presenta un elegante chiostro iniziato nel 1462, in stile mwapugotico, di forma quadrata, con una serie di arcate ogivali con colonne in pietra. L'edificio ospita attualmente l'mwapyIntendenza di finanza.
• Chiesa di San Biagio: il luogo di culto più antico di tutta Belluno, è dedicato a mwapgSan Biagio, medico che visse in mwapkArmenia tra il mwapoterzo e il mwapsquarto secolo.
• Ex Collegio dei Gesuiti: il complesso venne eretto a partire dal 1704 su un progetto originale dell'architetto mwap0Andrea Pozzo con l'annessa chiesa di Sant'Ignazio, ridisegnata in forme più lineari nel 1714 dall'mwap4austriaco Matthias Gremsel. Nel 1773, con la soppressione dei mwaqaGesuiti, il complesso fu trasformato in scuola pubblica, ma venne requisito dai mwaqefrancesi nel 1797. Fu sede dell'Istituto Militare di Educazione Inferiore mwaqiasburgico tra il 1854 e il 1862, mentre vi risiedette il Distretto Militare provinciale fino al 1995.
• Chiesa di Santa Maria di Loreto: venne costruita tra il 1612 e il 1641 sul disegno del cappuccino Andrea da Venezia, a completamento dell'annesso convento delle mwaquMonache clarisse. La chiesa subì una risistemazione nel 1952 da parte di mwaqyAlberto Alpago Novello, ma questi lavori conferiscono all'interno una certa disomogeneità stilistica. All'interno si trovano opere di mwaqcAndrea Brustolon, mwaqgFrancesco Frigimelica il Vecchio e mwaqkAntonio Lazzarini
• Chiesa di San Nicolò: in Borgo Piave, eretta nel 1361 su ordine di Nicolò Cursore. Durante il 1547, come testimonia Doglioni, la chiesa venne modificata dal rettore Domenico Faletro, quindi ora non ci resta nulla dell'originaria costruzione, che sicuramente non aveva grandi dimensioni.
• Chiesa di San Giuseppe: in Borgo Prà, eretta nel 1797, fu frequentata da personaggi illustri quali mwaq0papa Gregorio XVI e mwaq4Albino Luciani, futuro mwaq8papa Giovanni Paolo I.
• Chiesa della Beata Vergine della Salute: si trova nel porticato del mwareMonte di Pietà; dotata di un piccolo ingresso, si nota sul fondo l'altare rialzato ed inquadrato tra due porte.
• mwarmChiesa parrocchiale di Sargnano: venne costruita nel XIX secolo.
• mwaruChiesa dei Santi Gervasio e Protasio: in San Gervasio, viene eretta nel 1210 per conto dell'ordine cistercense, continua la sua opera con annesso monastero fino al 1907. É tuttora un luogo di culto per la comunità circostante.

Significative sono anche la chiesa di San Martino, con pale e segni di affreschi del seicentocite-ref-21[21], nella frazione di Sopracroda, e la cinquecentesca chiesa di San Micelcite-ref-22[22].

Architetture civili

Palazzi

• mwatiPalazzo dei Rettori: edificio realizzato a varie riprese partendo dal 1409 fino al 1536, non si è ancora sicuri sul nome dell'architetto, che potrebbe essere o il mwatmveneziano mwatqGiovanni Candi o il mwatufiorentino mwatyLorenzo Ghiberti. Inoltre tra il 1536 e il 1547 venne innalzata la mwatcTorre dell'Orologio, su progetto del mwatgfiesolano Valerio da San Vittore. Fu sede per quasi quattrocento anni dei mwatkrettori di Belluno, attualmente ospita la mwatoprefettura.
• Palazzo Rosso: edificio costruito nel 1833 dall'architetto mwatwfeltrino mwat0Giuseppe Segusini, in stile mwat4neogotico, nell'area ove sorgeva l'antica sede comunale, la mwat8Caminada, riutilizzando anche il materiale ottenuto dalla demolizione di quest'ultima. Ivi si trova la sede del comune di Bellunocite-ref-23[23].
• Palazzo dei Vescovi-Conti: il primitivo palazzo venne edificato nel 1190, ma di questo non restano che i possenti muri nell'atrio di ingresso. Un richiamo alla struttura originale è la torre del lato mwauunord, rifatta nel 1940 e conforme il più possibile alla forma originaria, mentre l'attuale edificio è del 1690 e venne ristrutturato nel XIX e nel XX secolo. Ospita l'mwauyAuditorium.
• mwaugPalazzo Fulcis de Bertoldi: la facciata e alcuni elementi interni, come la scala d'onore e il salone a doppio piano, sono stati realizzati nel 1776 dall'architetto mwaukValentino Alpago Novello, su commissione della famiglia Fulcis in occasione del matrimonio tra Guglielmo Fulcis e la contessa mwauotrentina Francesca Migazzi De Vaal; questo intervento è andato ad uniformare in un unico fabbricato tre preesistenti edifici sconnessi, di cui uno almeno già di proprietà della citata nobile famiglia bellunese. Il palazzo ha poi subito vari interventi nel corso del XIX secolo, ai quali ha seguito una lunga fase di abbandono nella seconda metà del XX secolo: acquistato dal Comune di Belluno tra il 1982 ed il 1988, è stato oggetto di un intervento di restauro dal 2009 al 2016 al fine di farlo divenire la nuova sede del museo civico cittadino, aperto nel 2017.
• Palazzo Crepadona: palazzo nobiliare cinquecentesco, fatto costruire da Niccolò Crepadoni il quale unì insieme una serie di edifici precedenti, di cui l'mwauwaltana conserva forse l'impianto di una delle antiche torri, che sopravanzavano le mura cittadine. Dal 1981 si trova al pianterreno il sarcofago di Flavio Ostilio Sertoriano. L'edificio ospita mostre, anche di livello internazionale, ed è sede della biblioteca e del centro culturale comunali.
• Palazzo dei Giuristi: ex sede del mwau8Museo civico di Belluno, è stato eretto nel 1664 dal mwavaCollegio dei Giuristi. In stile mwaverinascimentale, conserva numerosi reperti della storia di Belluno. Scelto come sede del museo nel 1873, fu aperto al pubblico nel 1876.
• Monte di Pietà: iniziata la sua costruzione nel 1501, sotto la spinta della predicazione di Elia da Brescia, venne completata nel 1531. All'epoca divenne il simbolo delle contestazioni contro il governo della città, anche se il Comune aveva stanziato una grossa somma di denaro per la costruzione. Conserva il portone originale rinforzato e una parte della decorazione.
• Palazzo Costantini: si trova in Piazza delle Erbe, fu eretto dalla famiglia Costantini nel 1550 circa, sopra la "loggia di Foro", luogo aperto a pubbliche riunioni costruito nel 1347 e ristrutturato nel 1471. Riguardo al palazzo spiccano il bel mwavuLeone di San Marco e le trifore centrali al primo e secondo piano. Interessante il portico formato da quattro archi, due mwavyrinascimentali e due mwavcgotici, sotto i quali si nota un elegante balaustra in colonnine bianche.
• Palazzo Batti Vinanti: edificio impreziosito da due trifore che scandiscono il ritmo ascendente del mwavkgotico mwavoveneziano. La facciata ha una composizione asimmetrica, infatti la trifora del secondo piano è più stretta rispetto a quella del primo, dove si trova anche un piccolo poggiolo, sulla sinistra delle trifore si trovano due monofore trilobate.
• Palazzo Piloni: fatto costruire nel 1550 dalla famiglia Piloni, l'edificio è impostato su un largo portale in pietra, sormontato da un largo poggiolo in pietra e ferro, che delimita la facciata del piano terra costituita da bugne in pietra. Nella sala dell'ingresso centrale ci sono alcuni affreschi, rappresentanti le quattro stagioni, attribuibili a mwavwCesare Vecelliocite-ref-24[24].
• Palazzo Regozza Longana: palazzo mwawiseicentesco che si apre su via Mezzaterra, presenta una facciata disposta su tre piani principali, in ciascuno dei quali ci sono tre trifore mwawmad arco a tutto sesto centinato e definito da un architrave, di netta impronta seicentescacite-ref-25[25]. Si nota infine al primo piano un poggiolo a forma di pulpito con ringhiere in ferro battuto in stile rinascimentale.
• Palazzo Reviviscar: del primitivo palazzo, andato distrutto in un incendio del 1933, non resta che la facciata, mentre il resto della costruzione era del mwawk1400, e successivamente ampliato e abbellito alla fine dello stesso secolo. Il nome venne dato dalla famiglia Persico che possedeva il palazzo, successivamente alla morte dei due figli prematuramente, infatti mwaworeviviscar significava nel dialetto di allora "rinascere". Ai lati si alzano due altane ricordo delle torrette mwawsmedievali; ora è sede dell'Associazione Industriali della Provincia.
• Palazzo Doglioni: il palazzo conserva ancora tutto il suo splendore mwaw0cinquecentesco: gli archi sono sostenuti da colonne mwaw4rinascimentali, con i capitelli a volute ioniche. Il primo piano ha porte e finestre disposti a mwaxaquadrifora, e i capitelli sono anche questi rinascimentali. Il secondo piano, nella sua semplicità, si rifà addirittura all'architettura del mwaxe1400. Il palazzo è ora sede della mwaxiBanca Cattolica.
• Palazzo Sammartini: palazzo di epoca mwaxqcinquecentesca, sono state recuperate con un recente restauro le bifore e la loggia sul cortile interno. La facciata, di un caratteristico colore rosso, poggia su alti archi, mentre le slanciate serie di finestre e balconi aumentano la verticalità del palazzo, di tipico stile lagunare.
• Palazzo Nosadani o Casa del Capitano: una delle più antiche fabbriche della città, si erge sopra quattro colonne con dei bei capitelli a mwaxyvoluta ionica. Anche se è stato notevolmente rimaneggiato, lascia ancora intravedere la struttura a trittico del XIV secolo.
• Ex Ospedale dei Battuti: già prima del 1360 si trovava su questo luogo un ospizio per poveri e viandanti, che è stato sostituito dal palazzo attuale costruito intorno al 1520, che divenne al tempo stesso ospedale e luogo di accoglienza per i forestieri. Mantenne questa funzione fino al 1793, quando l'ospedale venne trasferito in via Loreto.
• Palazzo Grini: costruito durante il XVI secolo, si trova all'incrocio tra vicolo San Pietro e via San Pietro. Da notare la "Porta dei morti", un uscio laterale all'edificio che serviva per l'uscita dei feretri, quasi a non contaminare l'ingresso principale.
• Palazzo Minerva: si tratta di un palazzo mwaxoneoclassico, costruito alla fine del mwaxssettecento, su progetto dell'architetto mwaxwFrancesco Maria Preti. Nel sottoportico un tempo erano murate due lapidi, in onore di due pittori bellunesi.
• Palazzo Fulcis-Marchetti-De Faveri: palazzo costruito nel XVI secolo. Alla base uno spazioso portico è formato da colonne di pietra bianca di mwax4Pinè e da grandi archi a tutto sesto. All'interno è presente un affresco mwax8seicentesco, attribuibile alla scuola di mwayaSebastiano Ricci.
• Palazzo Pagani Cesa: costruito nel corso del XVIII secolo, presenta una grande armonia architettonica, accostabile senza dubbio a quella del mwayiPalazzo dei Rettori in Piazza Duomo, a cui forse si ispira. Caratteristici poi i numerosi abbaini e molto armonioso l'effetto delle colonne e degli archi ribassati, perfettamente proporzionati all'altezza della costruzione che non è appunto elevata.
• Palazzo Barcelloni Corte: fatto costruire durante il XVI secolo dalla famiglia di spadai Barcelloni Corte, nel 1929 divenne sede dell'mwayuIstituto Nazionale fascista per la Previdenza Sociale. Fu poi sede dell'mwayyEsattoria Consorziale della Cassa di Risparmio.
• Palazzo Bembo: fatto erigere nel 1568 dal vescovo mwaygGiulio Contarini per ospitare il Seminario dei mwaykChierici. Trasformato nel 1750 dal vescovo Bembo, mantenne la funzione di seminario fino al 1793, quando venne ceduto dal vescovo mwayoSebastiano Alcaini perché l'edificio fungesse da ospedale. Successivamente l'edificio è stato ampliato a nord, in tre fasi successive, in quella che oggi è detta Ala Caffi.

Ville

• mway4Villa Fulcis Montalban: edificio del XVII secolo in località Safforze, posseduto fino al 1855 dalla famiglia Fulcis, in seguito dalle famiglie Miari-Fulcis e Montalban prima di essere ceduto al comune, consiste in un grande parallelepipedo a tre piani e tetto a padiglione, molto sviluppato in larghezza, ma relativamente poco profondocite-ref-26[26].

Ponti

• Ponte della Vittoria: realizzato tra il 1923 e il 1926 su progetto dell'ingegnere mwaz8Eugenio Miozzi, si tratta di un ponte a campata unica in cemento armato, mentre le decorazioni (curate dall'architetto Riccardo Alfarè) sono in calcestruzzo. Il ponte si trova in zona mwa0eBorgo Piave dove il fiume mwa0iPiave compie un tratto rettilineo tra due anse, ed è percorribile al traffico solo verso il centro cittadino e non in direzione opposta.cite-ref-27[27]
• Ponte degli Alpini: realizzato durante gli anni 1960 ed aperto al traffico nel 1971, collega le due sponde del mwa0gtorrente Ardo. Con la sua costruzione è stato aperto il nuovo tratto della mwa0kstrada statale 50, che evita così il centro cittadino. Nel 2009 si sono conclusi i lavori di ristrutturazione del ponte.
• Ponte Vecchio: ponte costruito durante la dominazione mwa0saustriaca tra il 1837 e il 1841 su progetto dell'ingegnere Zilli. Venne rifatto una prima volta dopo che tre arcate erano cedute nel 1872, ma crollò nuovamente nel 1882, e il punto di costruzione venne abbandonato perché risultava difficile l'innesto con la sponda sinistra. Solo durante la mwa0wprima guerra mondiale, con il governo austriaco in città, venne ricostruito in quel punto un ponte in legno, però poi distrutto nella ritirata degli stessi austriaci il 1º novembre 1918. Attualmente dell'antico ponte resta solo la prima arcata sulla sponda della città.
• Ponte della Paglia: prima via di passaggio sopra il mwa04torrente Ardo, collega il centro con Borgo Prà. Viene citato dai documenti storici una prima volta nel 1378, la struttura in legno del ponte crollò nel 1503, nel 1505 e durante la sua ricostruzione, questa volta in pietra, nel 1507. Il restauro più solido avvenne nel 1852, mentre nel 1908, durante una ricostruzione per alzare il livello della strada, il torrente in piena portò via le impalcature e il cassone della roggia, affiancando la struttura sul lato mwa08sud. Nel 1960 fu demolita la roggia e con essa il canale che volgeva a mwa1asud.
• Ponte Dolomiti: attraversa il mwa1iPiave partendo dalla sponda sinistra del torrente Ardo, unisce Punta dell'Anta, sulla sponda destra del Piave, alla Strada Provinciale n. 1 della Sinistra Piave (Via Antonio Miari).
• Ponte dell'Anta: attraversa l'Ardo vicino all'immissione del torrente nel Piave.
• Ponte Bailey: attraversa il Piave vicino al parcheggio di Lambioi ed è un ponte provvisorio, creato per poter attraversare il Piave dalla sponda destra a quella sinistra dal momento che il vicino Ponte della Vittoria è percorribile solo verso il centro storico e via Miari è a rischio frane.

Teatri

• mwa10Teatro comunale Dino Buzzati: costruito in stile mwa14neoclassico su disegno di mwa18Giuseppe Segusini tra il 1833 e il 1835, demolendo l'antico mwa2aFondaco delle biade, di misure molto minori. La facciata si ricollega ad altre opere che si trovano in mwa2eVeneto e in mwa2iAustria, mentre la scalinata di ingresso è caratterizzata dalle statue di due leoni, rappresentanti la musica e la poesia. Gli interni del teatro vennero rifatti nel 1866, nel 1948 e un'ultima volta nel 1993.

Scuole

• Scuola elementare mwa2yAristide Gabelli: costruita su iniziativa di mwa2cPierina Boranga, all'epoca della costruzione era un vanto nazionale per la modernità del fabbricato e per la didattica applicata nell'insegnamento, ispirata al metodo ideato da mwa2gGiuseppina Pizzigoni e messo in opera nella Scuola Rinnovata di Milano. Alla cerimonia di inaugurazione, avvenuta il 28 ottobre 1934, contestualmente alle celebrazioni dell'anniversario della Marcia su Roma, era presente il Ministro dell'Educazione Nazionale mwa2kFrancesco Ercole. Del nuovo edificio scolastico si occuparono le maggiori riviste italiane d'architettura, dedicando alla nuova scuola, esemplare modello per le altre città d'Italia, articoli riccamente illustrati. Dal 2009 la Scuola è chiusa per la cattiva manutenzione che nel corso degli anni ha portato ad alcuni crolli nell'edificiocite-ref-lavocedelnordest-it-28-0[28]. Nel 2014 la Scuola Gabelli si è classificata al 20º posto nel censimento nazionale mwa24I Luoghi del Cuore, promosso dal mwa28FAI - Fondo Ambiente Italiano, totalizzando ben 15.533 voti.cite-ref-iluoghidelcuore-it-29-0[29] È stata riaperta nel 2022.cite-ref-30[30]

Architetture militari

• mwa4mPorta Dojona: prende il nome dal vicino torrione con cui costitutiva un complesso fortificato. L'arco interno venne innalzato nel 1289 da Vecello da Cusighe, mentre il raddoppio in stile mwa4qrinascimentale è opera di Niccolò Tagliapietra nel 1553. La copertura di collegamento venne costruita nel 1609, mentre i battenti in legno si crede siano ancora quelli fatti costruire dopo l'assedio imperiale del 1509. La porta è stata recente oggetto di restauro.
• Porta Rugo: accesso meridionale della città, vi passava la via di collegamento con l'antico porto fluviale di Borgo Piave. All'inizio del XIX secolo vennero abbattute alcune costruzioni difensive vicino alla porta, a noi rimane l'arco acuto interno mwa4cduecentesco. Il progetto della facciata segue il progetto commissionato nel 1622 dal mwa4grettore veneto Federico Corner realizzata in cotto e non in pietra. L'ultimo restauro avvenne nel 1902.
• Porta Dante: fu inaugurata il 15 maggio 1865 nel sesto centenario dalla nascita del poeta mwa4oDante Alighieri, del quale presenta un busto dello scultore mwa4sLuigi Borro. Sostituisce nel nome mwa4wporta Reniera, edificata con il rettore Renier nel 1669, il quale fece demolire la precedente medievale, detta mwa40d'Ussolo, usata come passaggio per i soldati.
• Torrione: venne costruito probabilmente sulle rovine di un fortino mwa48romano, ma già nel mwa5acinquecento era nelle condizioni pressoché attuali. Dal camminato esterno dell'antico torrione si possono osservare la grandezza dell'opera difensiva e lo spessore delle vetuste mura. Attualmente l'accesso al torrione è interdetto al pubblico, in quanto di proprietà privata, e si teme per il suo futuro, visto il suo precario stato di conservazione.cite-ref-31[31]

Altro

Fontane storiche

• Fontana di San Gioatà: si trova in Piazza Duomo. È sormontata dalla scultura di San Gioatà (co-patrono della città insieme al più celebre San Martino, le cui reliquie sarebbero state portate dall'mwa50Africa dal primo vescovo di Belluno, Teodoro). Dal punto di vista stilistico la fontana assomiglia a quella di Piazza Mercato (dedicata a San Lucano) ed è stata costruita, quasi contemporaneamente, nel 1411. Al centro della vasca è collocata una colonna sormontata da un capitello a forma di mwa54parallelepipedo. Sul lato ovest della fontana troviamo una data in stile gotico mwa58M CCCC LXJ; tale scritta è situata sulla pietra da cui escono le canne. Nella parte superiore del parallelepipedo, sempre sul lato ovest, si trova lo stemma di Belluno e le lettere mwa6aC e mwa6eB indicanti la città di Belluno. Sul lato sud troviamo un leone scolpito e lo stemma del rettore mwa6iBenedetto Trevisan; a nord un altro stemma con le lettere C e B. Una delle canne da cui sgorga l'acqua è decorata, mentre le altre tre sono semplicicite-ref-draupiave-eu-32-0[32].
• Fontana di San Lucano: si trova in Piazza delle Erbe, ed è stata realizzata in una prima fase nel 1318 e risistemata successivamente nel 1410. Nel 1456 è avvenuta la rimozione dei mwa6gbasilischi, mentre tra il 1461 e il 1474 è avvenuta una completa ristrutturazione. La fontana è formata da un catino circolare suddiviso in dieci specchiature irregolari che poggia su un basamento di grandi lastre di pietra di mwa6kCastellavazzo. Sulla cima della fontana si trova una copia mwa6oottocentesca della statua di mwa6sSan Lucano, mentre l'originale, del XV secolo e mutilata nel 1847 da un facchino, si conserva presso il mwa6wMuseo civico di Bellunocite-ref-33[33].
• Fontana della Motta: si trova in via mwa7iAndrea Brustolon, ed è stata realizzata nel 1561 da un autore sconosciuto. La fontana ha un bacino semicircolare addossato al muro, eccezionale per dimensioni e decorazioni rispetto alle fontane della stessa tipologia a Belluno. Lo spostamento dal luogo di origine avvenuto nel 1952 da piazza Mazzini all'attuale collocazione ne ha modificato l'immagine architettonica scenografica, ma non gli elementi strutturali e decorativi. Il vaso semicircolare è sormontato dal distributore a forma di arca e da un architrave sostenuto da una mwa7mcariatide e da un mwa7qtalamone scolpiti in pietra. Due teste di mwa7ugorgoni scolpite sostengono invece le canne dell'acquacite-ref-34[34].
• Fontana di Sant'Elena: chiamata anche mwa7sFontana di Santa Maria dei Battuti, fu costruita nel 1554 presso la chiesa di mwa7wSan Pietro, ma poi spostata nel 1844 nell'attuale posizione, all'interno della piazzetta di Santa Maria dei Battuticite-ref-draupiave-eu-32-1[32]. La fontana è sormontata da una copia mwa8enovecentesca della statua di mwa8iSant'Elena, mentre l'originale si trova presso il mwa8mMuseo civico. Sul dado da cui escono le spine per l'acqua sono incisi scudi e lettere, e sul lato mwa8qNord si riconosce lo stemma di Bellunocite-ref-35[35].

Piazze

• Piazza Duomo: può essere considerato il cuore politico della città per tutta la sua storia. Sulla piazza si trovano mwa9cpalazzo dei Rettori, palazzo Rosso, palazzo dei Vescovi-Conti e la mwa9obasilica cattedrale di San Martino, mentre al centro c'è la fontana di San Gioatà. L'ultima sistemazione della piazza avvenne nel 1873, dopo il mwa9wterremoto che sconvolse la città il mwa9029 giugno.
• Piazza delle Erbe, conosciuta anche come Piazza Mercato: chiamata anticamente mwa98piazza di Foro, perché sorge su quello che si riteneva il luogo dell'antico foro mwa-aromano della città, tesi smentita da scavi archeologici dei primi anni ‘90 del secolo scorso. È l'antico luogo cittadino adibito agli affari, che si svolgono ancora in maniera ridotta sotto i portici o nel centro della piazza, con il permanente mercato di frutta e verdura. Durante il XVI secolo fu il "quartier generale" dei ceti popolari cittadini contrapposti ai Nobili. La loro azione di conquista del potere pubblico fu concretizzata con la costruzione del palazzo di Monte di Pietà, che divenne nei secoli il luogo di protesta cittadino. Altro palazzo storico della piazza è mwa-ipalazzo Costantini.
• Piazza dei Martiri: è il cuore commerciale della città di Belluno e salotto dei bellunesi, di impostazione mwa-qrinascimentale. Anche se si è chiamata Piazza Gregorio XVI, in onore del papa bellunese mwa-uGregorio XVI, è familiarmente conosciuta con il nome di mwa-yPiaža Kanpedèl, perché durante la storia qui si è sempre esteso lo spazio pubblico ad uso civico della città. L'attuale nome fu dato il mwa-c3 giugno 1945, in ricordo dei quattro partigiani impiccati ai lampioni dalle truppe mwa-gnaziste il mwa-k17 marzo 1945, i cui nomi si leggono sulle targhe dei quattro lampioni in questione.
• Piazza Castello: come indica il nome, nel sue sedime sorgeva il castello costruito dal vescovo-conte Giovanni attorno all'anno mille, demolito nei primi decenni del XIX secolo. Nel 1936 si completa la costruzione del Palazzo delle Poste, opera di mwa-sAlberto Alpago Novello, che disegna anche l'adiacente "giardino da lettura" dove sono stati sistemati alcuni ruderi del castello. Lo spazio urbano si apre verso sud-ovest con un panoramico balcone sulla valle del Piave.

Monumenti

• Monumento ai Caduti: si trova in piazzale mwa-8Cesare Battisti, circondato da edifici del XIX secolo e del XX secolo. Questo monumento fu eretto nel 1895, con una statua di Piero Giacomini, scultore bellunese allievo di Luigi Ferrari.
• Monumento a Calvi: il monumento intitolato a mwa-mPietro Fortunato Calvi, patriota italiano del XIX secolo, è stato eretto nel 1955 in piazzale mwa-qCesare Battisti, sotto gli alberi del giardino di destra.
• Monumento del Bosco delle Castagne: il monumento è stato eretto sul colle dove dieci partigiani furono impiccati dai tedeschi, per rappresaglia, il mwa-y10 marzo 1945. Si trova nelle vicinanze di Belluno, in località Vezzano.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-36[36]

Etnie e minoranze straniere

Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune sono mwbaa3 135, ovvero il 8,8% della popolazione.cite-ref-37[37]: Di seguito sono riportati i gruppi più consistenticite-ref-38[38]

1. Ucraina, 561
2. Romania, 493
3. Marocco, 229
4. Albania, 213
5. Cina, 183
6. Brasile, 135
7. Moldavia, 131
8. Nigeria, 74

Lingue e dialetti

Oltre alla mwbawlingua italiana, a Belluno non sono ufficialmente riconosciute altre lingue. Diffusamente parlato è il mwba0dialetto bellunese, una variante della mwba4lingua veneta, simile a quello parlato nelle valli meridionali della mwba8provincia e a quello mwbbatrevigiano.

Religione

La religione più diffusa a Belluno è il mwbbmCristianesimo nella mwbbqconfessione cattolica. Le mwbbuparrocchie del territorio comunale sono 19, tutte comprese nella forania di Belluno ad esclusione della parrocchia di mwbbyOrzes, che si trova in quella di Sedico-Santa Giustina.

Presente anche una comunità di Testimoni di Geova.

Cultura

Istruzione

Archivi e biblioteche

Belluno può vantare la presenza di tre importanti istituzioni bibliotecarie sul suo territorio, oltre ad altre dodici biblioteche collegate a scuole o istituti di ricerca:

• mwbb4Biblioteca Gregoriana: la Biblioteca Gregoriana si trova all'interno del Seminario Gregoriano e conta ad oggi circa 12.000 volumi, la maggioranza dei quali è di argomento mwbcateologico; tra i più preziosi si ricordano i 366 donati dal papa bellunese mwbceGregorio XVI durante il suo mwbcipontificato.
• mwbcqBiblioteca Lolliniana: la prima costruzione di questa biblioteca avvenne nel 1387, e la biblioteca fu arricchita con delle donazioni nel 1415. Nel 1471 un incendio distrusse la biblioteca, e di questa si salvarono pochissime opere. Fu però il vescovo mwbcuLuigi Lollino a rendere la biblioteca ricchissima e famosa, fatto per cui ora essa porta il suo nome. Egli donò migliaia di volumi, ma molti di questi nel corso dei secoli furono trafugati o mai restituiti. Attualmente vi si trovano 2093 tra codici, incunaboli e opere a stampa, tra cui un codice manoscritto mwbcytrecentesco della mwbccmwbcgDivina Commedia.
• mwbcoBiblioteca civica: la Biblioteca civica di Bellunocite-ref-39[39] è una biblioteca pubblica della città e, dal 1982, si trova a Palazzo Crepadona (precedentemente aveva sede in Piazza Castello; prima del 1933, anno della sua istituzione, era accorpata al mwbdaMuseo civico di Belluno). Attualmente la biblioteca dispone di 121.093 documenti tra libri moderni, mwbdeperiodici, mwbdiquotidiani, mwbdmDVD, mwbdqCD, mwbdufotografie, mwbdymanoscritti musicali, libretti d'opera e musica a stampa e libri antichi; tra questi ritroviamo 3 edizioni del XV secolo e ben 126 del XVI secolo. Inoltre all'interno della biblioteca si trova una sezione apposita per i più giovani, denominata mwbdcBiblioteca dei Ragazzicite-ref-40[40].

Inoltre a Belluno si trovano tre mwbd0archivi di notevole interesse:

• mwbeqArchivio di Stato: questo archiviocite-ref-41[41] statale, con sede nella soppressa scuola di mwbekSanta Maria dei Battuti nell'area orientale del centro storico, venne istituito il 1º dicembre 1973, ma la prima documentazione cominciò ad essere raccolta ivi solamente nel 1978. I più cospicui trasferimenti dagli altri archivi del mwbeoTriveneto avvennero negli anni 1990. Attualmente il patrimonio documentario, che raccoglie la documentazione prodotta dagli organi periferici dei vari governi che hanno controllato la città sin dal XV secolo, supera i 2000 metri lineari: tra i fondi di particolare interesse va segnalato quello mwbesnotarile, con atti sin dal 1402, ed un fondo diplomatico con mwbewpergamene dal XII secolo.
• mwbe4Archivio storico del Comune di Belluno: l'archivio comunalecite-ref-42[42], situato in una struttura provvisoria nella periferia occidentale della città, è stato istituito nel 1988 raccogliendo materiale di interesse archivistico prima conservato tra la Biblioteca e l'archivio di deposito comunale. Possiede la documentazione prodotta dai vari governi di ambito locale succedutisi nel corso dei secoli, risalente sino al XIV secolo, ma anche alcuni fondi di soggetti privati e una parte dell'archivio del mwbfmrettore di mwbfqetà veneziana, espressione del governo centrale della Serenissima.
• mwbfyArchivio vescovile di Belluno: questo istituto ha sede presso gli uffici della mwbfcdiocesi, nei pressi della mwbfgcattedrale, sin dagli inizi del XIX secolo; tra il 1965 e il 1980 la documentazione ha subito un intervento generale di riordino, il quale l'ha resa ora disponibile alla consultazione, previa richiesta scritta. La documentazione più antica risale agli inizi del XIV secolo, cioè gli atti del mwbfkcapitolo; sono presenti anche i fondi delle mwbfovisite pastorali, della mwbfsfabbriceria della cattedrale, dell'ufficio dell'mwbfwInquisizione e degli atti delle singole mwbf0parrocchie del territorio.

Ricerca

Nel comune di Belluno sono attivi tre istituti di ricerca:

• L'mwbgiIstituto Storico Bellunese della Resistenza e dell'Età Contemporanea: nato nel 1965, si occupa di ricerca storica per il mwbgmRisorgimento e per l'mwbgqetà contemporanea con riguardo alla mwbguprovincia di Belluno ma con interessi anche di ambito nazionale ed internazionale. Pubblica dal 1981 mwbgyProtagonisti e dal 1984 mwbgcVenetica, entrambe riviste con periodicità semestrale; offre anche una biblioteca specializzata in mwbggstoria contemporanea, una raccolta fotografica di oltre 9000 pezzi ed anche una serie di fondi archivistici, tra cui quello del locale distaccamento dell'mwbgkANPI e del mwbgoPCIcite-ref-43[43].
• La mwbhaFondazione Giovanni Angelini - Centro Studi sulla Montagna: sorta con un accordo tra il Comune di Belluno e l'mwbheUniversità di Padova, la fondazione si pone come obiettivo lo studio e la ricerca scientifica e culturale su temi che riguardino la montagnacite-ref-44[44]. Possiede una biblioteca, sorta sul nucleo di quella di Giovanni Angelini, con un buon fondo di mwbhyperiodici e 12 sezioni tematiche per quanto riguarda la sezione recente.
• L'mwbhgIstituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali: nato nel 1976, si occupa di vari temi che riguardano la città di Belluno, con pubblicazioni a livello mwbhkartistico, mwbhostorico e mwbhsteologico. Pubblica due riviste, mwbhwLadins a carattere mensile e mwbh0Dolomiti a carattere bimestralecite-ref-45[45].

Scuole

Nel territorio comunale vi sono sette mwbiqscuole dell'infanzia, tredici mwbiuscuole elementari (divise fino all'anno scolastico 2012-2013 in tre circoli didattici) e tre mwbiyscuole medie.

In città si trovano vari mwbigistituti superiori:

• L'mwbisIstituto d'Istruzione Superiore mwbiwGalilei, che comprende un mwbi0liceo scientifico intitolato a mwbi4Galileo Galilei, un mwbi8liceo classico intitolato a mwbjaTiziano Vecellio e un mwbjeliceo delle scienze applicate.
• Liceo mwbjmStatale mwbjqmwbjuGiustina Renier comprende il mwbjyliceo delle scienze umane, mwbjcil liceo economico-sociale., il mwbjgliceo linguistico, e il mwbjkliceo musicale.
• L'mwbjsIstituto d'Istruzione Superiore mwbjwTomaso Catullo è un mwbj0istituto professionale con un indirizzo commerciale, un indirizzo sociale e un mwbj4indirizzo artistico.
• L'mwbkaIstituto di Istruzione Superiore mwbkeSegato-mwbkiBrustolon è un mwbkmistituto tecnico industriale con vari indirizzi del settore.
• L'mwbkumwbkyIstituto tecnico mwbkcPier Fortunato Calvi comprende al suo interno un mwbkgistituto tecnico commerciale e un mwbkkistituto tecnico per il turismo.

In città si ricorda, inoltre, la presenza di alcune mwbksscuole private.

Università

L'mwbk4Istituto Superiore di Scienze Religiose Giovanni Paolo I, promosso dalle diocesi di mwbk8Belluno-Feltre, mwblaTreviso e mwbleVittorio Veneto e collegato con la mwbliFacoltà Teologica del Triveneto, offre un polo didattico mwblmFAD presso il Seminario Gregoriano.

La mwbluScuola Superiore per Mediatori Linguistici SSML, collegata con la sede principale a Vicenza, offre un corso di laurea triennale.

Musei

Nel territorio del comune di Belluno si trovano cinque musei:

• Il mwbmaMuseo civico di Belluno si trova a mwbmePalazzo Fulcis, affacciantesi su piazza Vittorio Emanuele, ed è stato aperto al pubblico il 26 gennaio 2017. Precedentemente si trovava a Palazzo dei Giuristi, sede storica sin dalla prima inaugurazione del 1876. La collezione si articola su cinque piani e 24 sale (oltre ad un lapidario) nelle quali sono ospitate opere di artisti della città e foresti dalla fine del XIV secolo sino alle soglie del mwbmm'900: tra i più importanti si ricordano il mwbmqvicentino mwbmuBartolomeo Montagna, i mwbmyveneziani mwbmcDomenico Tintoretto, mwbmgPalma il Giovane, il mwbmkbassanese mwbmoJacopo Bassano e gli artisti locali mwbmsSimone da Cusighe, mwbmwMatteo Cesa, mwbm0Francesco Frigimelica il Giovane, mwbm4Gaspare Diziani, mwbm8Marco e mwbnaSebastiano Ricci, mwbnePlacido Fabris ed mwbniIppolito Caffi. Notevole anche il patrimonio di sculture ed intagli del museo, con opere di mwbnmAndrea Brustolon (il mwbnqMichelangelo del legno per mwbnuHonoré de Balzaccite-ref-46[46]) e dell'allievo mwbnozoldano mwbnsValentino Panciera Besarel.
• Il mwbn0Museo Valentino Del Fabbro, nel quartiere di mwbn4Cavarzano, è una collezione privata di attrezzi e oggetti legati alle attività mwbn8artigianali del seggiolaio, dello zoccolaio, del tornitore, del falegname e dello scalpellinocite-ref-47[47].
• Il mwbouMuseo naturalistico del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, inaugurato nell'ottobre 2015.
• L'mwbocEsposizione naturalistica permanente è un piccolo museo nella frazione di mwbogTisoi che comprende circa 600 pezzi tra fossili, minerali ed insetti della zonacite-ref-48[48].
• Il mwbo4Museo interattivo delle migrazioni ospita diversi monumenti e opzioni interattive sulla migrazione in America e non solo.

Media

Stampa

Nella città di Belluno sono diffusi principalmente due mwbpiquotidiani ed un mwbpmsettimanale:

• Il mwbpymwbpcCorriere delle Alpi è un quotidiano che si occupa delle notizie della mwbpgprovincia di Belluno dal 1994.
• mwbpomwbpsIl Gazzettino è uno storico quotidiano del mwbpwTriveneto che comprende tra le sue edizioni locali quella di Belluno, in cui si trattano argomenti e notizie della provincia. La sua nascita avvenne nel 1887.
• mwbp4mwbp8L'Amico del Popolo è il settimanale della mwbqadiocesi di Belluno-Feltre: tratta di argomenti e notizie della provincia di Belluno. Viene interamente stampato a colori.

Il mwbqimwbqmCorriere del Veneto, inoltre, annovera un'edizione "Belluno-Treviso".

Radio

Nella città sorgono tre mwbqystazioni radio:

• mwbqkRadio Belluno, nata nel 1975cite-ref-49[49], trasmette i suoi programmi in tutta la mwbq4provincia.
• mwbraRadio Valbelluna è una emittente nata nel 1979, da tempo la mwbreradio principale del mwbribellunese e dell'alto mwbrmtrevigianocite-ref-50[50].
• mwbrkRadiopiave è un'emittente mwbrodiocesana nata nel 1976.
• mwbrwRadio ABM (Associazione Bellunesi nel Mondocite-ref-51[51]), Web Radiocite-ref-52[52] dell'omonima associazione che cura temi e altro riguardante la provincia di Belluno.
• Build a Bridge Radiocite-ref-53[53] è un progetto di Web Radio nato dall'idea di Leonardo Pianon (conduttore del programma THE STATION) e poi resa possibile dal gruppo omonimo di ragazzi pontalpini.

Televisione

mwbswmwbs0Telebelluno Dolomiti è un'emittente mwbs4televisiva che si trova a Belluno ed opera in tutta la mwbs8provincia, tra le prime in mwbtaItaliacite-ref-54[54]. L'attuale televisione è sorta nel 1989 dalla fusione di mwbtuTeledolomiti (nata nel 1974) e mwbtyTelebelluno (nata nel 1981).

Teatro

Nel mwbtkTeatro comunale di Belluno si tengono le rassegne del mwbtoTib Teatrocite-ref-55[55] e del mwbt8Teatro Stabile di mwbuaVeronacite-ref-56[56] in ambito teatrale, mentre le esibizioni liriche sono organizzate in collaborazione con mwbuuTeatri SpAcite-ref-autogenerate2-57-0[57] e quelle di danza in collaborazione con mwbuoArteven - Circuito Teatrale Regionalecite-ref-autogenerate2-57-1[57].

Musica

A Belluno è presente una scuola comunale di musica convenzionata con il conservatorio di Vicenza, intitolata ad mwbveAntonio Miari, musicista bellunese vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo.

Altra importante associazione bellunese è lmwbvm'mwbvqOrchestra da Camera di Belluno, le cui esibizione si svolgono anche fuori dai confini mwbvuregionali.

Degno di nota è il mwbvcComplesso Bandistico Città di Bellunocite-ref-58[58], gestita dallmwbvw'mwbv0Associazione Bellunese Amici della Banda. La prima esibizione della banda avvenne il 19 giugno 1804 e venne approvata dal governo austriaco della città nel 1826. Tra i suoi premi è da ricordare quello vinto il 2 ottobre 1921 ad mwbv4Udine in occasione del mwbv8Concorso Bandistico del Triveneto. Attualmente la banda tiene dei concerti o delle manifestazioni in luoghi pubblici a diretto contatto con il pubblico cittadino.

Infine si possono trovare nella città numerosi cori polifonici e popolari tra cui il Coro Minimo Bellunese, per molti anni diretto da mwbweLamberto Pietropoli, il CTG Coro Polifonico, fondato da don Sergio Manfroi e il coro mwbwiCAI che presenta il tipico repertorio di montagna del coro SAT. Nel 2004 Belluno ha ospitato il 4º mwbwmFestival della coralità veneta e nel 2024 la 12ª edizione del medesimo festival.

Cucina

Carni

Il prodotto più tipico del comune di Belluno tra quelli di mwbwccarne di mwbwgmaiale o di mwbwkmanzo è sicuramente il mwbwopastin, inserito nella lista dei mwbwsprodotti agroalimentari tradizionali italiani. Si tratta di una pietanza a base di carne tritata grossolanamente, servita insieme alla mwbwwpolenta o all'interno di un panino, tradizionalmente con il formaggio alla piastracite-ref-59[59].

Altro prodotto tipico della provincia è il mwbxisalame bellunese, preparato con carni miste di mwbxmsuino, mwbxqbovino, mwbxuovino, mwbxycaprino ed mwbxcequino, insieme ad una percentuale tra il 20% e il 25% di mwbxglardo di suino. Il prodotto viene già descritto in una pubblicazione del 1880 ed è abbinato al pane o alla mwbxkpolentacite-ref-60[60].

Formaggi

Altra specialità bellunese è lo mwbyamwbyeschiz, un formaggio fresco realizzato dalla cagliata del latte appena munto. L'origine del nome è incerta, alcuni la fanno risalire dal termine dialettale mwbyischizar (cioè schizzare), mentre un'altra origine plausibile va ricercata nelle goccioline di siero che il formaggio perde durante la cotturacite-ref-61[61]. È tipico in tutta la mwbycprovincia di Belluno mangiare questo formaggio insieme alla mwbygpolentacite-ref-62[62].

Legumi

Il mwby8Fagiolo di Lamon è un legume caratteristico della mwbzaValbelluna a mwbzeDenominazione di origine protetta e ad mwbziindicazione geografica protetta. Anche se la sua semenza viene coltivata solo nei comuni di mwbzmLamon e di mwbzqSovramonte, la sua produzione riguarda anche il comune di Belluno. Il fagiolo è caratterizzato da una buccia finissima e solubile attribuibile all'alto tenore di mwbzupotassio tipico dei suoi terreni di produzionecite-ref-63[63].

Eventi

A Belluno, durante l'anno, si svolgono principalmente tre eventi, due legati ad una mwbaefestività religiosa ed il terzo vicino ai temi della montagna:

• La mwbaqSagra de i Fiŝciòt ("dei fischietti") è la più caratteristica fiera della città: si svolge due domeniche prima di Pasqua. La consuetudine (nata nel 1716cite-ref-64[64]) relativa alla festa, nata come religiosa, prevede una lunga processione con la statua della mwbakMadonna Addolorata che durante l'anno è custodita in una cappella laterale della chiesa di Santo Stefano. La festa prevede una fiera con numerosi stand gastronomici e di artigianato locale.
• La mwbasFesta di mwbawmwba0San Martino, patrono della città, si svolge a novembre e prevede, oltre alla già citata ex tempore internazionale di scultura su legno, un mercatino dell'antiquariato e di degustazione dei prodotti locali con le immancabili castagne accompagnate da vino novello.
• mwba8Oltre le vette: metafore, uomini, luoghi della montagna è una rassegna annuale che racchiude una serie di eventi sulla cultura della montagnacite-ref-autogenerato-65-0[65]. Della durata di due settimane, si svolge durante le prime due di ottobrecite-ref-66[66] in varie sedi cittadine tra le quali il Teatro Comunale, Palazzo Crepadona e lmwbbg'mwbbkAuditoriumcite-ref-autogenerato-65-1[65].

Geografia antropica

Quartieri

• Bersaglio
• Borgo Garibaldi
• Borgo Piave
• Borgo Prà
• Col di Piana
• Chiesurazza
• Lambioi
• L'Anta
• La Cerva
• La Rossa
• La Veneggia

• Mussoi
• Quartier Cadore
• San Francesco
• San Lorenzo
• San Pellegrino
• Piave (o via Montegrappa)
• Via Feltre-Maraga
• Vezzano

Frazioni

• Anconetta
• Antole
• Bes
• Caleipo
• Castoi
• Cet
Cirvoi
• Col di Salce
• Col di Roanza
• Faverga
• Fiammoi
• Fisterre
• Giamosa
• Giazzoi
• Gioz
• Levego
• Mares
• Madeago
• Mier
• Nevegàl
• Orzes

• Pascoli
• Pra de Luni
• Rivamaor
• Safforze
• Sagrogna
• Sala
• Salce
• San Fermo
• San Pietro in Campo
Sois
• Sargnano
• Sopracroda
• Sossai
Tisoi
• Vezzano
• Vignole
• Visome

Infrastrutture e trasporti

Strade

mwbcgAutostrade

Sebbene il territorio comunale non sia attraversato da nessuna mwbcoautostrada, esiste nel limitrofo comune di mwbcsPonte nelle Alpi un'uscita della mwbcwA27 denominata mwbc0Belluno, a circa 12mwbc4 km dal centro del capoluogo.

mwbdaStrade statali

Il territorio del comune di Belluno è attraversato da una sola mwbdistrada statale, la mwbdmstrada statale 50 del Grappa e del Passo Rolle. Questa strada attraversa l'intero territorio comunale, dalla località di mwbdqSan Fermo al confine con il comune di mwbduSedico fino al quartiere Safforze al confine con quello di mwbdcPonte nelle Alpi. La strada è la principale arteria cittadina.

mwbdkStrade regionali

Il territorio del comune di Belluno è attraversato da una sola mwbd8strada regionale, la mwbeastrada regionale 204 Belluno-Mas, ex mwbeestrada statale 203 dir la cui gestione è stata devoluta il 1º agosto 2006 alla mwbeiRegione del Veneto. L'ingresso nel territorio comunale avviene al confine con il comune di mwbemSedico in località mwbeqVignole, e termina all'incrocio con la sopra citata mwbeuSS 50 nel centro di Belluno, all'altezza del mwbeyPonte degli Alpini.

mwbegStrade provinciali

Il territorio del comune di Belluno è attraversato da due mwbeostrade provinciali:

• mwbe0Strada Provinciale 1 della mwbe4Sinistra Piave: questa strada provinciale si sviluppa, come indica il nome, lungo la sponda sinistra del mwbe8Piave. Entra nel territorio comunale all'altezza di Levego al confine con il comune di mwbfePonte nelle Alpi fino al paese di Visome al confine con il comune di mwbfmLimana. Lungo la strada provinciale si trova il traforo di mwbfqCol Cavalier, lungo 1800 metri, inaugurato il 15 giugno 2015.
• mwbfyStrada Provinciale 31 del Nevegal: questa strada provinciale nasce nel quartiere Bersaglio, laterale del vecchio tracciato della mwbfcSP 1 prima dell'apertura del traforo di mwbfgCol Cavalier, e sale fino al colle del mwbfkNevegal a 1000 metri di altitudine, attraversando i paesi di mwbfoCastion e Caleipo. Da qui la strada prosegue in direzione di mwbfwPonte nelle Alpi ed esce dal comune di Belluno presso la località mwbf0Pus.

Ferrovie

Belluno è dotata di una mwbgystazione ferroviaria, da cui hanno origine le linee ferroviarie per mwbgcTreviso Centrale e per mwbggCalalzo-Pieve di Cadore-Cortina. Sono garantiti collegamenti diretti giornalieri da e verso mwbgkPadova, mwbgoTreviso, mwbgsConegliano, mwbgwVenezia e mwbg0Calalzo di Cadore.

Aeroporti

L'mwbhaAeroporto di Belluno è situato lungo la mwbheStrada Statale 50 presso la località mwbhiLa Rossa. La sua fondazione avvenne nel 1963 e sul finire degli anni 1960 l'aeroporto venne collegato con piccoli voli locali a quelli di mwbhmMilano e mwbhqCortina d'Ampezzo. L'attuale pista in erba, lunga solamente 812 metri, non permette voli civili, quindi l'aeroporto è adibito esclusivamente a voli turistici o esibizioni sportive. È inoltre sede dell'Aeroclub Belluno, che svolge attività di mwbhuparacadutismo e organizza scuole per ottenere mwbhylicenze da pilota.

Mobilità urbana

La mobilità all'interno del comune di Belluno è garantita dalla mwbhkDolomitiBus, azienda di trasporti della mwbhoprovincia di Belluno con sede a Belluno.
La Dolomitibus garantisce per Belluno sia un trasporto extra-urbano provinciale e interprovinciale che uno urbano. Da Belluno sono raggiungibili tutte le località della provincia, mentre fuori provincia sono garantiti i collegamenti con mwbhwBolzano, mwbh0Trento, mwbh4Vittorio Veneto, mwbh8Conegliano, mwbiaTreviso, mwbieMestre, mwbiiVenezia e, durante l'estate, le principali località di mare mwbimvenete. Il servizio urbano conta otto linee feriali e un servizio a chiamata, anch'esso feriale.

Amministrazione

Gemellaggi

• mwbioCervia
• mwbi0Pesaro-Urbino
• mwbjaBend
• Pedras Grandes (Brasile)

Sport

Le rappresentative sportive di Belluno portano generalmente i colori giallo e blu, mutuati dallo stemma cittadino.

Il mwbj0Belluno è la storica squadra di mwbj4calcio cittadina. Fondato nel 1905, vanta 9 partecipazioni alla mwbj8Serie C. Nel 2021 si fonde con mwbkaUnion Feltre e Union San Giorgio Sedico per dare vita alla mwbkeDolomiti Bellunesi, che si prefigge di essere l'unica società calcistica espressione del territorio provincialecite-ref-67[67]. Questa nuova compagine nella stagione mwbky2025-2026 milita in mwbkcSerie C.

La mwbkkPallavolo Belluno, formazione di mwbkopallavolo maschile, disputò più volte il campionato di mwbksSerie A1 nel corso degli anni 1980. Nel 2011 è stato ufficializzato lo spostamento da mwbkwTreviso a Belluno della mwbk0Sisley Volley, durato però solamente lo spazio di una mwbk4stagione.

Per quanto riguarda la squadra di mwblapallacanestro, Belluno non è andata più in là del campionato di Promozione veneta.

A Belluno esiste inoltre una squadra di mwblibroomball, laureatasi campione d'Europa nel 2019cite-ref-68[68].

Altro sport molto praticato a Belluno è l'mwblgatletica leggera, numerose le società affiliate alla mwblkFIDAL, Federazione Italiana di Atletica Leggera, tra queste primeggiano l'Athletic Club Firex Belluno e il Belluno Atletica.

Impianti sportivi

Nel territorio del comune di Belluno sono presenti 8 impianti mwbmesportivi adatti per le competizioni mwbmicalcistiche, tra i quali si segnala lo mwbmmStadio polisportivo di Belluno, capace di 1747 persone. Il "polisportivo" è inoltre fornito di una pista a sei corsie e di tutte le altre strutture necessarie allo svolgimento delle gare d'atletica.

La mwbmuSpes Arena, in località Lambioi, è un palazzetto dello sport costruito in occasione delle mwbmyUniversiadi invernali del 1985 con una capacità massima di 2600 spettatori. In origine destinato agli mwbmcsport su ghiaccio, è stato ristrutturato nel 1988 e riconvertito poi nei primi anni 2000. È sede casalinga per la squadra di mwbmgcalcio a 5 della mwbmkDolomitica Futsal (già Canottieri Belluno) e per le giovanili della mwbmoPallavolo Belluno: nella stagione mwbms2011-2012 ha ospitato le gare interne della mwbmwSisley Belluno trasferitasi da mwbm0Treviso per il suo ultimo anno di attività.

Tra gli altri impianti sportivi ci sono un circolo tennis immerso nel verde in località Fisterre, con quattro campi coperti e due all'aperto, a Lambioi una piscina con tre vasche (nuoto, tuffi e baby), due campi da rugby (in località Safforze) sede dell'mwbm8A.S.D. Rugby Belluno, un palazzetto dello sport e, sull'alpe del mwbnaNevegal, un comprensorio mwbnesciistico con piste da mwbnisci alpino e mwbnmsci nordico. Le piste disponibili del circuito sciistico coprono una lunghezza di 40 chilometri: dalla cosiddetta mwbnqCoca (e la pista illuminata mwbnuCoca Bassa) alla difficile Erte, dalla ampia Lieta alla ripida Grava fino alla partenza con la seggiovia di Col Canil, la Toront, la Busa de Camp al lungo rientro sul piazzale del Nevegal, passando per le tre Faverghere. Per lo sci da fondo sono disponibili piste per 10 chilometri. Non mancano 3 itinerari dedicati alla pratica dello sci alpinismo.

Giro d'Italia

Per cinque volte Belluno è stata sede di arrivo di tappa del mwbngGiro d'Italia, la prima nel 1938, l'ultima nel 1966. A queste vanno aggiunte tre tappe con arrivo al mwbnkNevegal. Il 24 maggio 2011 la mwbnocronoscalata Belluno-Nevegal, 16ª tappa del mwbnsGiro d'Italia, si è svolta interamente nel territorio comunalecite-ref-69[69].

Tappe del Giro d'Italia con arrivo a Belluno

• mwbom1938 14ª tappa mwboqTrieste-Belluno, vinta da mwbouOlimpio Bizzi.
• mwboc1960 18ª tappa mwbogTrieste-Belluno, vinta da mwbokSeamus Elliott.
• mwbos1962 13ª tappa mwbowLignano Sabbiadoro-Belluno, vinta da mwbo0Guido Carlesi.
• mwbo81963 18ª tappa mwbpaGorizia-Belluno, vinta da mwbpeArnaldo Pambianco.
• mwbpm1966 20ª tappa mwbpqMoena-Belluno, vinta da mwbpuFelice Gimondi.

Galleria d'immagini

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-superficie-11. mwbsimwbsmmwbsqConsultazione dati del 14º Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni - Tavola: Superficie territoriale (km²) - Belluno (dettaglio comunale).
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-22. mwbsomwbssmwbswBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwbs0demo.istat.it, mwbs4ISTAT.
cite-note-divamm-sismica-32. mwbtimwbtmmwbtqClassificazione sismica (mwbtumwbtyXLS), su mwbtcrischi.protezionecivile.gov.it.
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Collegamenti esterni

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• Comune di Belluno (canale), su YouTube.
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